Perché sono un fioraio

La lezione dei fiori

Non posso farne a meno visto che sono un fioraio da sempre. Parole ispirate da un libro sull'arte culinaria di Enzo Bianchi, il priore della comunità monastica di Bose. Le sue riflessioni, infatti, si prestano bene anche all’arte floreale. Le composizioni di fiori e piante sono un modo privilegiato per potermi esprimere e rapportare. La costruzione di una composizione diventa un percorso verso la consapevolezza che dietro a quel lavoro c’è una mano che ha curato e fatto crescere quei fiori.

Decenni fa, per lavorare i fiori bastavano un tavolo e pochi arnesi. Oggi servono autentiche officine dove viene riunito ordinatamente e trasformato ciò che dalla natura a noi giunge separato. La natura così si interseca nella tecnica e dalla cultura.

Dai fiori ai 5 sensi fino al laboratorio d'arte

calle su trottola in ceramica

I fiori coinvolgono tutti i sensi, la vista in primo luogo con una tavolozza di colori e forme sorprendenti; il tatto con tutti i materiali di diversa consistenza che ci sono offerti; l’olfatto con profumi inebrianti e persino l’udito, quando una brezza di vento soffia leggera. Amo comporre e lo faccio in silenzio perché significa pensare ed essere consapevoli ed avere un forte senso della realtà e delle persone per cui si compone. Comporre significa essere obbligati a seguire determinate regole sia costruttive sia naturali, significa rispettare le attese di chi ci ha commissionato un lavoro, significa la conoscenza dei prodotti, le loro forze e debolezze. Ecco che si compie questo grande miracolo, l’officina floreale si trasforma in laboratorio d’arte, seppur effimera.

Comunicare con i fiori

I fiori servono a conoscersi e a scambiarsi cultura. Quando una nostra composizione floreale spicca il volo, il nostro lavoro si interporrà come mediatore tra chi regala e chi riceve, farà comunicazione, e i fiori pur effimeri, assumono caratteri di eternità.

Share by: